Pala d'Oro della Basilica di San Marco: storia, descrizione e significato

Posta sull'altare maggiore della Basilica di San Marco, contiene le reliquie del Santo Patrono di Venezia. La Pala d'Oro è uno dei simboli più importanti della Basilica di San Marco: preziosissima, affascinante, un vero e proprio gioiello artistico, storico e culturale conservato ancora oggi all'interno del luogo di culto dedicato al santo patrono della città, San Marco.

Cos'è la Pala d'Oro

Si tratta di una tavola che misura 334x212 cm, composta in oro, argento, smalti e pietre preziose. La Pala d'Oro della Basilica di San Marco è un oggetto pregiatissimo e antichissimo composto da smalti bizantini risalenti perfino alla metà del XII secolo. La Pala d'oro, conservata nel presbiterio della basilica di San Marco a Venezia, è un grande paliotto in oro, argento, smalti e pietre preziose (140x348cm).

Vista frontale della Pala d'Oro nella Basilica di San Marco

Materiali e tecnica

Il corredo degli smalti è tra i più rilevanti nel suo genere. Alcuni smalti risalgono alla metà del XII secolo (il Pantocratore, gli arcangeli, le feste) e sono pezzi pregiatissimi, tra i vertici dell’arte bizantina del tempo. Grande è l’eleganza del disegno delle figure e la loro realizzazione richiese un notevole virtuosismo tecnico, con l’uso della tecnica cloisonné. La pasta vitrea usata è sottilissima e lascia intravedere il fondo pure coperto di oro.

La Pala contiene 1401 gemme e 526 perle. Tra gli smalti sono incastonate numerose perle e pietre preziose. La cornice gotica in argento dorato, del XIV secolo, è incastonata con perle e pietre preziose.

Composizione e iconografia

La composizione della Pala d'Oro ricorda l'architettura di una cattedrale che racchiude al centro, entro una mandorla, la maestosa figura del Cristo benedicente circondato dai quattro Evangelisti. Al centro sta la figura del Cristo Pantocrator, ossia Signore dell’Universo, su un trono gemmato, con la mano destra alzata nel gesto della benedizione e la sinistra che tiene il Libro aperto, ornato di pietre preziose che esprimono lo straordinario valore del suo annuncio.

Attorno i quattro evangelisti stanno scrivendo ognuno il proprio vangelo. Al di sotto di Cristo, in linea diretta, si trova sua madre, la Vergine Maria, in atteggiamento orante, e ai suoi lati i due donatori: il doge Ordelaffo Falier e Irene, imperatrice di Bisanzio. Sopra la figura del Cristo è rappresentata l’etimasia, la preparazione del trono per il giudizio finale tra due cherubini e due arcangeli.

Ai lati della composizione centrale trovano posto, in posizione gerarchica, 12 profeti, 12 apostoli e 12 arcangeli. Nella parte superiore sono riportati sei riquadri con altrettante “feste” della chiesa secondo la serie bizantina disposti ai lati dell’Arcangelo Michele (da sinistra, l’Entrata in Gerusalemme, la Resurrezione, la Crocifissione, l’Ascensione, la Discesa dello Spirito Santo, la Morte della Vergine).

Funzione delle formelle smaltate

Le formelle a cloisonné incastonato hanno la stessa funzione delle vetrate, dato che i raggi di luce trapassano gli smalti traslucidi, vanno ad incidere la lamina dorata ad essi sottostante e da essa si riflettono. Si ha l’impressione di una luce che penetri dal retro, cioè dall’esterno della Pala come avviene appunto negli edifici di culto gotici attraverso le finestre a vetri istoriati.

Le fasi storiche della costruzione e degli interventi

Per la storia di questa preziosa tavola vanno individuate tre fasi. La prima Pala marciana di cui abbiamo testimonianza risale al 976, anno in cui il Doge Pietro Orseolo (976-978), in occasione della ricostruzione della Basilica danneggiata da un incendio nel 976, commissionò l’opera a Costantinopoli. Espressione raffinata del genio artistico degli orafi bizantini è datata intorno al 976-978 durante il dogado di Pietro Orseolo I ma nei secoli venne ampliata, restaurata ed arricchita.

La parte inferiore appartiene ad una pala voluta dal doge Ordelaffo Falier nel 1105; la pala d’oro per Venezia è un’opera simbolo della stessa città ed è composta da una spessa tavola di legno di dimensioni m. 2.12 x m. La parte inferiore risale al periodo del doge Ordelaffo Falier (1102-1118). Alla seconda fase, che gli storici situano dopo il 1204, appartiene il fregio della parte superiore della Pala.

Il terzo intervento si è verificato tra il 1343 e il 1345 per volere del doge Dandolo, che affidò ad due orafi veneziani il compito di inquadrare l'opera entro cornici ad arco romanico, parte superiore e ad arco gotico nella parte inferiore, distribuendo ovunque le 1927 pietre preziose e gemme. A opera del doge Andrea Dandolo nel 1345 la pala fu rinnovata acquisendo l’aspetto attuale: furono aggiunte nuove placchette di smalti cloisonné e sulle cornici furono montate, perle, gemme e pietre preziose.

Posizione liturgica e uso

Pala discende dal latino palla, cioè stoffa, ornata a volte con immagini di santi, per l’uso liturgico di coprire l’altare o abbellirne lo sfondo. Fin dalle origini viene aperta solo nelle feste liturgiche della Basilica, così come avviene anche oggi. Negli altri giorni resta chiusa e ricoperta da una Pala detta “feriale”, una tavola lignea dipinta. La più antica viene eseguita da Paolo Veneziano e figli nel 1343-1345 con storie di San Marco e santi, ora conservata nel Museo della Basilica.

Valore artistico e simbolico

Gioiello prezioso e raffinato, espressione del genio di Bisanzio e del culto della luce, intesa come elevazione dell’uomo verso Dio, posto dietro l’altare maggiore, la Pala d’Oro è rimasta fino ad oggi nella sua originale posizione. La luce è l’elemento di unità tra la tradizione bizantina e quella gotica: luce metafisica nelle formelle dorate e cloisonné costantinopolitane e luce analogica (che eleva dall’umano al divino) nell’architettura gotica, ma pur sempre luce.

Dettaglio degli smalti cloisonné e delle gemme della Pala d'Oro

Leggende e curiosità

Una tradizione popolare racconta che il prezioso paliotto in oro, argento, smalti e pietre preziose fu salvato dalle razzie di Napoleone con un inganno linguistico. La pala d'oro della Basilica fa parte di quelle opere che si sono salvate, secondo la leggenda, dalle razzie di Napoleone. La grandiosa opera di oreficeria venne prodotta appositamente per la Basilica di San Marco a Venezia nel X secolo ed arricchita fino al XIV secolo.

Il contenitore e lo stato di conservazione

La Pala d'Oro è composta da due parti: la vera Pala e il contenitore di legno. La Pala d'Oro è rimasta fino ad oggi nella sua originale posizione dietro l'altare maggiore, e la sua conservazione è stata oggetto nel tempo di restauri e interventi volti a mantenerne l'integrità e lo splendore.

Tabella riassuntiva: dati essenziali

  • Dimensioni principali: 334 x 212 cm (voci contrastanti riportano anche 140 x 348 cm o 2,12 x 3,48 m per la tavola/struttura)
  • Materiali: oro, argento, smalti cloisonné, perle, gemme
  • Numero di gemme e perle: 1401 gemme e 526 perle (altre fonti parlano di 1927 pietre preziose distribuite con l'intervento del XIV secolo)
  • Fasi principali: X secolo (commissione a Costantinopoli, doge Pietro Orseolo), 1105 (parte inferiore, doge Ordelaffo Falier), dopo il 1204 (fregio superiore), 1343-1345 (restauro e cornici, doge Dandolo)
  • Tecnica smalti: cloisonné, pasta vitrea sottilissima su fondo dorato

Note finali

La Pala d'Oro rappresenta non solo un capolavoro di oreficeria bizantina e veneziana, ma anche un complesso programma iconografico e liturgico che unisce immagine, luce e materia per esprimere la centralità del mistero cristiano celebrato nella Basilica di San Marco.

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