Basilica di San Pietro in Montorio e il Tempietto di Donato Bramante: architettura e storia

La visita guidata alla Chiesa di San Pietro in Montorio e al Tempietto di Bramante sarà una splendida occasione per contemplare una delle architetture più significative nella storia del Rinascimento italiano e tra le opere più citate del grande artista Donato Bramante. L’edificio religioso, situato alle pendici del colle Gianicolo, si trova in uno degli angoli più suggestivi di Roma, poco distante dalla famosa fontana dell’Acqua Paola, in una posizione che domina l’intera città con un panorama davvero stupendo sul centro storico.

Origini, toponimo e destinazione religiosa

La Chiesa venne eretta sul luogo dove, secondo la tradizione, era avvenuta la crocifissione di San Pietro, mentre il nome di San Pietro in Montorio deriva invece dal toponimo latino Mons Aureus, così denominato dagli antichi Romani perché durante le giornate assolate il colle, costituito da una roccia sedimentaria gialla, si illuminava di un colore dorato. Fondata nel Medioevo per i monaci celestini, la chiesa nel XII secolo passò ai Benedettini ed alla fine del ‘400 fu affidata da papa Sisto IV ai frati Francescani.

San Pietro in Montorio sorge in quello che era un insieme di terre e orti che il Re Fernando El Católico acquistò e in cui fu eretto un piccolo convento, tradizionalmente affidato all'ordine francescano, e la chiesa, che è ancora aperta al culto. En 1472 Sixto IV della Rovere entregó San Pietro in Montorio a su confesor, y franciscano como él, Amadeo Menes da Silva para construir un nuevo monasterio de franciscanos reformados amadeítas. Amadeo se instaló en el edificio existente, pasando mucho tiempo en el espacio en que supuestamente había sido crucificado San Pedro, en el que ya existía un edificio de struttura centralizada, cayendo en éxtasis frecuentes y escribiendo allí su Apocalypsis Nova.

La chiesa: architettura, facciata e interno

Caratterizzata da un’elegante facciata a timpano a due ordini con rosone gotico, è preceduta da una doppia rampa di scale ed è composta all’interno da una navata unica terminante in un’abside poligonale. La chiesa di San Pietro in Montorio viene costruita nel medioevo e affidata ai francescani alla fine del ‘400, quando papa Sisto IV affida alla corona di Spagna la costruzione di una nuova chiesa.

All’interno della chiesa degni di nota i lavori di alcuni grandi maestri del Rinascimento italiano, quali Antoniazzo Romano, Baldassarre Peruzzi, la cappella Del Monte di Giorgio Vasari e la Flagellazione di Sebastiano del Piombo. L’edificio conserva notevoli opere d’arte di eminenti artisti del XVI e XVII secolo, tra questi la Flagellazione di Gesù con i Santi Francesco e Pietro di Sebastiano del Piombo e la pala di Giorgio Vasari.

Nel XVI secolo Daniele da Volterra e Giorgio Vasari riformarono le cappelle del transetto; nel diciassettesimo secolo fu eretta la nuova facciata della chiesa (finanziata dal re Filippo III di Spagna) e intorno al 1640 Gian Lorenzo Bernini costruì la cappella del Marchese Marcello Raymondi, un'opera molto interessante per il suo marcato carattere scenografico. Altra celebre cappella è quella realizzata da Gian Lorenzo Bernini per il marchese Marcello Raymondi: si tratta di uno spazio scenografico unitario costituito da un vano coperto a crociera e da un’abside al centro della quale emerge il bel bassorilievo Estasi di San Francesco del Baratta.

Veduta di San Pietro in Montorio sul colle Gianicolo con panorama della città

Il Tempietto del Bramante: committenza e fortuna critica

A rendere celebre questa Chiesa è però il famoso Tempietto del Bramante, che godette, da subito, di una grande fortuna di critica dato che, sia Sebastiano Serlio sia Andrea Palladio, lo reputarono degno di figurare accanto alle opere degli antichi ed influì direttamente o indirettamente su molte opere architettoniche successive. La costruzione fu commissionata al Bramante dai re cattolici di Spagna Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, come scioglimento di un voto.

Fu commissionato a Bramante (1444-1514) nel 1502 dai reali di Spagna, per celebrare degnamente il luogo dove la tradizione voleva fosse stato crocifisso san Pietro, sul colle del Gianicolo a Roma. La sua costruzione si protrasse fino al 1510. Le date esatte dell’inizio e fine dei lavori da parte di Bramante sono state notoriamente discusse.

Tipologia e significato simbolico

Tipologicamente utilizzò la forma classica di tholos o tempio circolare períptero, circondato da 16 colonne, numero riconosciuto come perfetto da Vitruvio. Tradizionalmente questa tipologia, insieme all’ordine dórico, si dedicava ai eroi, identificando a Pietro come un eroe cristiano. A ciò si aggiungeva la consuetudine medievale di usare edifici a pianta centrale per i martyria, unendo le tradizioni pagana e cristiana.

La versione di Bramante, tuttavia, non è una semplice riproposizione di un tempio classico (o del martyrion medievale a pianta centrale): l’inserimento di una cupola impostata su un tamburo modellato da nicchie appartiene a una concezione architettonica tipicamente rinascimentale che rende il tempietto un simbolo di perfezione divina. Bramante riuscì a plasmarvi l’idea assoluta di perfezione per cui fu ammirato sin dal momento della costruzione, essendo ascritto dalla critica e dalla trattatistica del Rinascimento ai monumenti antichi.

Materiali, struttura e dettagli formali

Il tempio fu costruito in granito, marmo e travertino, con finiture in stucco e gesso. L'edificio è circolare e ha un colonnato che lo circonda, coperto da una cupola emisferica. Questo colonnato forma un peristilio. La peristasi, di ordine tuscanico con fusti in granito grigio, è sormontata da un architrave con fregio dorico. All’esterno, la peristasi dorica sostiene una trabeazione decorata con metope e triglifi.

Le colonne, in granito grigio, sono dotate di una base, secondo l’uso degli antichi Romani. Tali colonne hanno un’altezza di 4,45 metri (la stessa dimensione del diametro della cella, come consigliava Vitruvio). La copertura del peristilio è decorata a cassettoni. Il tamburo è ornato da lesene che corrispondono a quelle sottostanti della cella e che appaiono piuttosto semplici in quanto prive dei capitelli. Nello spazio tra le lesene si alternano nicchie rettangolari e altre semicircolari con catino a conchiglia.

Volume, proporzioni e composizione

Volumetricamente, il Tempietto si può considerare costituito dalla combinazione di due cilindri concentrici: uno costituito dal colonnato esterno, l’altro dal corpo stesso della cella, che dal primo è avvolto. Il cilindro della cella fuoriesce da quello ideale della peristasi, proseguendo nel tamburo per concludersi nella semisfera della cupola. L’altezza dal basamento alla fine della trabeazione è uguale a quella del tamburo con la cupola, lanterna esclusa.

La perfezione del tempietto è ottenuta anche attraverso un sistema di proporzioni basate su un modulo geometrico. La cella e il tamburo sono alti 3/2 del totale; allo stesso modo, il diametro della circonferenza esterna delle colonne è pari a 3/2 del diametro della cupola. La costruzione è soprastante una cripta circolare, probabilmente resto di un edificio preesistente, il cui centro indica il luogo dove sarebbe stata piantata la croce del martirio, divenuto asse ideale di tutta la costruzione.

Dettaglio del Tempietto: colonnato, trabeazione e cupola

Progetti originali, critici e modelli teorici

Dell’ambizioso progetto originario bramantesco fu realizzata solo una parte. Fortunatamente, un disegno cinquecentesco dell’architetto e teorico Sebastiano Serlio ci consente di ricostruire l’idea originaria di Bramante, che intendeva costruire questo tempio circolare al centro di un cortile porticato a sua volta circolare con 16 colonne (quello attuale è, invece, di forma quadrangolare). Sebastiano Serlio, in un libro pubblicato nel 1540, incluse il tempietto tra monumenti di epoca romana come il Panteón o il Colosseo, insieme alla pianta, all’alzato e a una sezione.

Andrea Palladio incluse una pianta e alzato del tempietto nel suo Quarto Libro di Architettura, pubblicato nel 1570, tra i templi antichi di Roma. Un disegno con la pianta del claustro che Bramante avrebbe progettato in torno al tempietto mostrava l’interesse dell’architetto per potenziarne il carattere centrale mediante un patio circolare di un piano e sedici colonne.

Influenze, riferimenti antichi e ricezione

Tali fermenti culturali portarono a concepire a pianta centrale il più grande tempio della cristianità, la basilica di San Pietro in Vaticano, nel cui progetto Bramante potrebbe aver ripreso alcuni elementi dal tempietto ed in particolare la cupola. Un altro riferimento di Bramante fu la ben più grande mole del Pantheon, a pianta circolare. In effetti la costruzione del tempietto si pone al centro della ricerca che coinvolse tutti gli architetti del Rinascimento relativa alla pianta centrale come modello per rappresentare la realtà divina ed il cosmo; questo in modo particolare per la forma circolare, espressione concettuale e visiva della "figura del mondo".

Non solo: lo spirito geometrico con cui è progettato fa del tempietto il modello rinascimentale per eccellenza, come quello che è posto al centro della città ideale. Già durante la sua edificazione Raffaello lo riprende nel suo celebre Sposalizio della Vergine del 1504; qualche anno dopo Federico Barocci lo inserisce sullo sfondo della scena della fuga di Enea da Troia.

Modifiche, restauri e stato conservativo

Nel XVII secolo la costruzione subì alcune modifiche, che compresero il leggero rialzamento della cupola, la modifica alla lanterna e la realizzazione di scale per l'accesso alla cripta. In 1628 si realizzò una rinnovazione nella cripta grazie alla finanziación di Felipe IV, con l'ampliamento della porta, la costruzione di una doppia scala e il rivestimento interno in marmo. A partire da qui non si effettuarono grandi opere, ma le consuete manutenzioni e restauri necessari.

In 1804-1805 Carlo Fea realizzò alcuni lavori, tra i quali il rivestimento della cupola con tegole in cotto a forma di scaglie; questa copertura non risolse i problemi di umidità, per cui Giuseppe Valadier propose di ricostruire la copertura in piombo nel 1826.

Aspetti simbolici e uso dello spazio

Lo spazio interno, che alla vista esterna potrebbe sembrare a due livelli per via della balaustra sopra il colonnato, è invece un ambiente unico, scandito da lesene e decorato con un altro fregio dorico. L'interno della cella ha un diametro di circa 4,5 m; più un "naos" che uno spazio dedicato alle funzioni liturgiche; un luogo puramente simbolico e commemorativo. La forma cilindrica è in qualche modo trasformata da alte e profonde nicchie, quattro delle quali ospitano piccole statue degli evangelisti.

Visto lo scopo del tempietto, tale riferimento forse serviva a classicizzare l'esempio paleocristiano delle piccole costruzioni circolari destinate generalmente come martyria. Così si potenziava il ruolo di Pietro come primo pontífice e cimiento della Chiesa romana.

DONATO BRAMANTE - L'Illusione Diventa Architettura

Curiosità storiche e aneddoti

Il tempio è legato alla tragica figura di Beatrice Cenci. La nobildonna, giustiziata nel 1599, fu sepolta anonimamente sotto l'altare maggiore della chiesa adiacente, non nel tempietto stesso. Dopo la decapitazione a Castel Sant'Angelo, Beatrice fu sepolta il 12 settembre 1599 in una tomba anonima sotto l'altare maggiore della chiesa di San Pietro in Montorio.

Il complesso spagnolo e l'Accademia

In seguito nel complesso conventuale fu presente una congregazione spagnola ed ancora oggi una parte degli edifici circostanti il tempietto sono sede dell'Accademia di Spagna. Bernardino López de Carvajal, futuro cardinale di Santa Cruz e ambasciatore de facto dei Re Cattolici nella curia romana, fu personaggio chiave per comprendere la configurazione del complesso di San Pietro in Montorio, essendo il tramite con l'architetto Donato Bramante.

Tabella riassuntiva: dati essenziali

  • Localizzazione: Colle Gianicolo, Roma
  • Committenza: Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona
  • Architetto: Donato Bramante
  • Periodo costruzione: ca. 1502-1510
  • Tipologia: Tempio a thòlos, periptero, con peristilio di 16 colonne
  • Materiali: granito, marmo, travertino, finiture in stucco e gesso
  • Caratteristiche: pianta centrale, cupola emisferica su tamburo, cripta circolare

Il Tempietto di San Pietro in Montorio rimane, senza dubbio, l'opera più famosa e il manifesto dell'architettura del classicismo rinascimentale grazie alla sua purezza di linee, alla misura proporzionale e all'austerità decorativa che ne fanno un modello di perfezione architettonica ripreso e studiato per secoli.

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